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	<title>Centro Walter Tobagi - Pisa</title>
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		<title>HEGEL E SPINOZA A CONFRONTO</title>
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		<dc:creator>Tobagi Admin</dc:creator>



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&lt;p&gt;Spinoza interpret&#242; e risolse in modo originale il grosso problema delle due sostanze della filosofia cartesiana : il pensiero e la materia. Problema che si poneva allorquando la fisica dopo Galileo, non fu pi&#249; una semplice estensione dell'esperienza sensibile, come pensava Aristotele, ma si presentava come una costruzione teorica spesso controintuitiva.Una nuova ontologia &#200; evidente nel caso del principio d'inerzia che afferma che un corpo cui venga applicata una forza, continua a muoversi (...)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.spip.tobagi.eu/spip.php?rubrique11" rel="directory"&gt;FILOSOFIA&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Spinoza interpret&#242; e risolse in modo originale il grosso problema delle due sostanze della filosofia cartesiana : il pensiero e la materia. Problema che si poneva allorquando la fisica dopo Galileo, non fu pi&#249; una semplice estensione dell'esperienza sensibile, come pensava Aristotele, ma si presentava come una costruzione teorica spesso controintuitiva.Una nuova ontologia &#200; evidente nel caso del principio d'inerzia che afferma che un corpo cui venga applicata una forza, continua a muoversi finch&#233; non intervenga una forza opposta, come fanno i satelliti che mettiamo in orbita con la spinta di un razzo, i quali poi continuano a girare per anni intorno alla terra. Aristotele invece, sulla base dell'esperienza affermava che, per far muovere un corpo, occorre continuare a spingerlo, la qual cosa provocava il rompicapo di capire perch&#233; la freccia continuasse a volare una volta lasciato l'arco. Il problema si pu&#242; riproporre in termini pi&#249; generali chiedendoci perch&#233; la matematica, che &#232; un prodotto del pensiero e la natura, si corrispondano. La soluzione Spinoziana &#232; quella di immaginare un Dio-natura di cui pensiero e materia siano due attributi paralleli. Dopo varie contrapposizioni fra razionalisti che mettevano sempre in mezzo Dio per giudicare l'accordo, ed empiristi che sostenevano che il pensiero fosse un estratto dalle esperienze, Kant risolse il tutto, affermando che l'accordo esiste perch&#233; l'esperienza spazio temporale viene sintetizzata dal pensiero secondo alcune strutture fondamentali, ovvero le categorie, e quindi investendo l'Io-Penso, ossia il soggetto inteso come universale, per la costruzione scientifica del mondo, considerato per&#242; (il soggetto ) nei limiti rigorosi dettati delle forme dell'esperienza sensibile. Sulle basi di queste considerazioni Kantiane , si stabilirono dunque i ruoli del Pensiero umano rispetto la realt&#224; ed anche i limiti operativi della metafisica che pose fuori dalla sfera materiale. Fu da questi presupposti che nacque l'idealismo , per il quale in varie forme contribuirono i filosofi Fichte e Schelling, quest'ultimo con una versione idealistica del pensiero di Spinoza, a seguire scrittori e poeti, che segnarono l'inizio del Romanticismo. Hegel riprende l'istanza idealistica gi&#224; affrontata da Fichte e Schelling ,trasferendola per&#242; nell'Assoluto, cos&#236; facendo assorbe ogni contraddizione attraverso lo sviluppo storico di un principio unico , cio&#232; lo Spirito. Spirito che possiamo considerare nei suoi vari aspetti e articolazioni dialettiche, ma che costituisce la realt&#224; universale a partire dal pensiero, e a seguire la natura, le istituzioni umane nella loro evoluzione, le pi&#249; alte manifestazioni della mente, l'Arte, la Religione, la Filosofia. Hegel riprende dunque la visione immanentistica spinoziana ma, con al centro il Soggetto universale dell'idealismo e di questo principio ne segue le vicende nel suo manifestarsi nella storia. Come dice Hegel, il vero &#232; l'intero considerato nel suo sviluppo. Ma sar&#224; vero che la realt&#224; &#232; Spirito? Questo fu il problema che si affront&#242; nel dopo-Hegel. Oggi per&#242; , con la quantistica sembra sia davvero cos&#236;...&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; Vediamo comunque cosa scrive Hegel in scienza della Logica&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Scienza della logica &#232; un'opera di Hegel, pubblicata tra il 1812 e il 1816, a cui seguir&#224; una seconda. L'opera costituisce la prima parte di un progetto sistematico che prevede una Filosofia della natura e una Filosofia dello spirito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Scienza della logica ha come oggetto il pensiero puro, essa &#232; &#034;la scienza dell'idea pura, dell'idea nell'elemento astratto del pensiero&#034; (&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'opera &#232; divisa in due volumi, contenenti nel complesso tre libri:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Volume I. Logica oggettiva:&lt;br class='autobr' /&gt;
Libro I: Dottrina dell'essere.&lt;br class='autobr' /&gt;
Libro II: Dottrina dell'essenza.&lt;br class='autobr' /&gt;
Volume II. Logica soggettiva:&lt;br class='autobr' /&gt;
Libro III: Dottrina del concetto&lt;br class='autobr' /&gt;
Nella Dottrina dell'essere vengono trattate le categorie della qualit&#224;, quantit&#224; e misura;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;nella Dottrina dell'essenza le categorie relazionali (causa-effetto, azione reciproca etc.) e modali (necessit&#224;, possibilit&#224; etc.);&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Frontespizio del secondo libro della prima parte della &#034;Wissenschaft der Logik&#034; di Hegel.&lt;br class='autobr' /&gt;
nella Dottrina del concetto, invece, troviamo (1) una trattazione della logica tradizionale (concetto, giudizio e sillogismo), (2) una trattazione delle categorie dell'oggettivit&#224; (meccanicismo, chimismo, teleologia esterna), e infine (3) la trattazione delle categorie di vita (teleologia interna), conoscere e idea assoluta (ovvero del metodo).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La posizione della Logica nel sistema&lt;br class='autobr' /&gt;
Tutta la filosofia secondo Hegel ha come proprio oggetto il &#034;pensiero&#034; inteso nel senso di pensiero oggettivo (dunque non come prodotto e attivit&#224; cognitiva di un soggetto umano). Pensiero nel senso di razionalit&#224; immanente al reale, come si ricava dalla nota formulazione hegeliana secondo cui &#034;ci&#242; che &#232; razionale &#232; reale; e ci&#242; che &#232; reale &#232; razionale&#034;[3]. La massima va interpretata in un duplice senso: (1) che l'elemento razionale non &#232; un prodotto esclusivamente soggettivo, cognitivo, che appartiene a un soggetto umano, ma &#232; qualcosa che costituisce la struttura interna di tutte le cose naturali, e di ogni realt&#224; in generale. &#200; pensiero vero, razionale tutto ci&#242; che trova corrispondenza, conferma nella realt&#224;; (2) che ci&#242; che &#232; reale non &#232; un che di estraneo e refrattario al pensiero ma, al contrario, &#232; qualcosa di internamente articolato da una forza attiva che &#232; il pensiero stesso[4]. Tutto ci&#242; che esiste, esiste realmente solo se il pensiero lo pu&#242; pensare razionalmente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nello specifico la Logica &#8212; che costituisce la prima parte della filosofia (seguita dalla Filosofia della natura e dalla Filosofia dello spirito) &#8212; ha come proprio oggetto di indagine il pensiero in quanto pensiero puro, vale a dire prima e indipendentemente da ogni sua realizzazione nella dimensione naturale e spirituale:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&#171;Nella logica abbiamo a che fare con il pensiero puro, ossia con le determinazioni pure del pensiero. ... Nella logica i pensieri vengono colti in modo da non avere altro contenuto che quello appartenente al pensiero stesso e prodotto da esso. Cos&#236; i pensieri sono pensieri puri.&#187;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La natura &#232; il pensiero nell'elemento dell'esteriorit&#224;; mentre lo spirito &#232; il pensiero che diventa autocosciente, che si sa come pensiero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Scienza della logica segna nello sviluppo della filosofia di Hegel una svolta rispetto al progetto sistematico presentato nel 1807 con la pubblicazione della Fenomenologia dello spirito. Nel 1807 Hegel presenta un progetto di &#034;Sistema della scienza&#034; con il seguente programma:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&#171;Sistema della scienza:&lt;br class='autobr' /&gt;
Parte I. Introduzione al &#034;Sistema della scienza&#034; (= Fenomenologia dello spirito);&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Parte II. Sistema della scienza: 1 Logica; 2. Filosofia della natura; 3. Filosofia dello spirito.&#187;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Con la stesura della Scienza della logica, Hegel abbandona questo schema quadripartito, e comincia ad adottare uno schema tripartito, che non contempla pi&#249; una introduzione alla scienza, e che &#232; costituito esclusivamente dalle tre discipline filosofiche. La fenomenologia resta un modo per adottare il punto di vista del sapere assoluto, quindi della scienza, ma come tale (ovvero come introduzione) non appartiene al sistema della filosofia. Con questa modifica sistematica, il progetto di &#034;Sistema della scienza&#034; del 1807 viene soppiantato da quello esposto nella Enciclopedia a partire dal 1817[5]. In quest'opera ritroveremo infatti la fenomenologia all'interno della sezione dedicata allo Spirito soggettivo insieme all'antropologia e alla psicologia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una riforma della logica: la &#034;logica speculativa&#034;&lt;br class='autobr' /&gt;
La critica alle logiche formali e trascendentali&lt;br class='autobr' /&gt;
La logica hegeliana &#232; &#034;logica speculativa&#034;, logica del concreto, che si oppone tanto alla logica formale (o logica dell'astratto come quella aristotelica ), che si limita a considerare il pensiero nella sua struttura formale, facendo astrazione da ogni contenuto e come tale non &#232; capace di esprimere il concreto, quanto alla logica trascendentale di impronta kantiana. Quest'ultima, pur essendo una logica non astratta ma che prende in considerazione il contenuto, tuttavia procede secondo un punto di vista unilaterale e limitato che &#232; quello del pensare intellettualistico e soggettivo[6]. Secondo Kant, infatti, questo modo di pensare &#232; attivit&#224; dell'intelletto (Verstand), dunque di qualcosa che si arresta a determinazioni finite, a opposizioni assolute fra determinazioni, che non &#232; in grado di cogliere l'unit&#224; di determinazioni opposte e quindi non &#232; in grado di cogliere il concreto, come invece &#232; proprio della ragione (Vernunft). Inoltre per Kant il pensare &#232; soggettivo nel senso che viene considerato esclusivamente come un'attivit&#224; del soggetto umano, finito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per Hegel, al contrario, il pensare &#232; un che di oggettivo, qualcosa che non si esaurisce nell'attivit&#224; del soggetto. Il pensare costituisce l'anima immanente delle cose: la realt&#224; &#232; pensiero e quindi il reale &#232; razionale, nel senso in cui si afferma che esistono leggi nella natura, che c'&#232; della ragione nel mondo, che le cose in generale obbediscono a principi e a regole.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dalla metafisica alla logica&lt;br class='autobr' /&gt;
La logica speculativa per Hegel non deve soltanto superare i limiti delle logiche formali e trascendentali, ma anche quelli della metafisica. La posizione di Hegel sulla metafisica, pur essendo ambivalente (di critica e ammirazione a un tempo), &#232; tutto sommato chiara: Hegel infatti sostiene che una delle colpe di Kant &#232; stata quella di avere privato il popolo tedesco della metafisica, ma &#171;un popolo civile senza metafisica [&#232;] simile a un tempio riccamente ornato, ma privo di santuario&#187;[7]; con ci&#242;, per&#242;, non si deve pensare che l'operazione di Hegel sia un ritorno ingenuo alla metafisica dogmatica pre-critica: Hegel &#232; ben consapevole dei limiti e difetti della metafisica (come &#232; evidente nel paragrafo dedicato alla metafisica classica nel Considerazioni del pensiero sull'oggettivit&#224;, in Enc. 1830)[8]. Dunque, quando Hegel scrive che&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&#171;la scienza logica (...) costituisce la vera e propria metafisica[9]&#187;&lt;br class='autobr' /&gt;
intende dire che la Logica costituisce lo sviluppo e l'inveramento di quello che un tempo si chiamava metafisica[10], per cui&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&#171;... la vera e propria metafisica &#232; la scienza logica.[11]&#187;&lt;br class='autobr' /&gt;
Hegel, come Kant sia pure in modo diverso[12], &#232; critico nei confronti della metafisica. Per Hegel infatti la metafisica presenta due grandi difetti: (1) tratta i suoi oggetti con categorie del pensare finito tipiche dell'intelletto, arrestandosi alle opposizioni fra determinazioni di pensiero; (2) &#232; compromessa con forme rappresentative (come Dio, l'anima etc.) e non concettuali, e dunque non possiede ancora il punto di vista della logica, che deve avere a che fare esclusivamente con determinazioni di pensiero[13].&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella Critica della ragion pura Kant aveva distinto la Logica trascendentale in Analitica trascendentale, intesa come logica della verit&#224; e in Dialettica trascendentale, intesa come logica della parvenza: in quest'ultima aveva criticato l'io (come anima), il mondo e Dio come oggetti della metafisica razionalista wollfiana. Secondo Hegel, se Kant ha il demerito di aver privato la filosofia della metafisica (nel senso di metaphysica specialis) con la sua Dialettica trascendentale, gli va riconosciuto al contempo il grande merito di aver trasformato, da un altro punto di vista, la metafisica (intesa come ontologia o metaphysica generalis) in logica con la sua Analitica trascendentale. La logica di Hegel, dunque, si pone come una duplice alternativa: tanto alla metafisica razionalista leibniziano-wollfiana, che Kant ha criticato nella Dialettica trascendentale, quanto all'Analitica trascendentale dello stesso Kant, di cui Hegel intende superare il limite psicologistico e soggettivistico[14].&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il procedere dialettico delle determinazioni logiche&lt;br class='autobr' /&gt;
Quindi la metafisica, nonostante le critiche di Kant, assumer&#224; le vesti di una vera e propria scienza. La scienza della logica studia infatti la forma pura di quelle strutture costituenti l'ossatura della realt&#224;, che nella loro esistenza materiale sono rivestite di caratteristiche sensibili accidentali, empiriche e contingenti. Per questo ad esempio il concetto ha una sua realt&#224; ontologica che si esprime nell'essere vivente, poich&#233; il procedere concettuale &#232; lo stesso della vita reale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La logica e il procedere di una categoria in un'altra &#232; regolato secondo Hegel da un movimento dialettico. Tuttavia, la dialettica di Hegel - come scrive L. Lugarini - &#034; non soggiace allo schema tesi-antitesi-sintesi n&#233; ad altra intellettualistica schematizzazione&#034;, ma &#034;nasce - piuttosto - per la 'negativit&#224;' inerente al peculiare contenuto dei diversi concetti e consiste nel togliersi delle unilateralit&#224; che lo infirmano e nel trapassare di un determinato concetto in un altro&#034;[15]. Ci&#242; che si chiama sviluppo dialettico dunque non &#232; altro che l'Aufhebung (il toglimento); essa consiste nel pensare una determinazione logica al di l&#224; della sua indipendenza, assolutezza e immediatezza, ma nel considerarla sempre come &#034;momento&#034; di un intero, come &#034;un che di riflesso&#034;. La mediazione di un contenuto logico, per&#242;, non &#232; il risultato di un'operazione del filosofo, o del soggetto umano in generale, ma &#232; la struttura interna e immanente a ogni cosa, di cui la logica &#232; l'esposizione. Per fare un esempio: non &#232; Hegel a mediare nell'unit&#224; superiore del divenire, le determinazioni di essere e nulla, ma sono le stesse determinazioni di pensiero (le Denkbestimmungen) a contenere in s&#233; quel riferimento ad altro, e infine all'unit&#224; concreta di cui sono momenti[16].&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il procedere logico &#232; quindi composto di elementi contrapposti che si risolvono in una mediazione superiore; come nel caso dei concetti contrapposti di essere e nulla che trovano una sintesi nel divenire, oppure come nella coppia quantit&#224;-qualit&#224; che supera l'opposizione nel momento in cui si verificano i &#034;salti qualitativi&#034;, nel senso che il sopravvenire di un incremento puramente quantitativo pu&#242; produrre una nuova qualit&#224; come accade nelle trasformazioni fisiche da uno stato liquido a uno gassoso o nei mutamenti di regime politico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La scienza della logica&lt;br class='autobr' /&gt;
&#034;Dottrina dell'essere&#034; e &#034;Dottrina dell'essenza&#034; costituiscono per Hegel un tutt'uno che egli chiama Logica &#034;oggettiva&#034; perch&#233; &#232; riferita alla realt&#224; che esiste indipendentemente dal soggetto che la pensa, mentre la terza parte, la dottrina del concetto, &#232; definita come logica &#034;soggettiva&#034;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La realt&#224; infatti non &#232; soggetta, come per Kant, all'intervento dell'intelletto, ma esiste come oggetto-essere e, nel suo aspetto pi&#249; intimo, come essenza. Il primo presentarsi della realt&#224; avviene nelle forme immediate, intuitive, della quantit&#224;, qualit&#224; e misura, ma poi bisogna cogliere ci&#242; che &#232; all'origine nascosto nella realt&#224; dell'essere: l'essenza, che rappresenta &#171;la verit&#224; dell'essere&#187; e che si contrappone antiteticamente al grado positivo dell'essere. Da questa opposizione dialettica nasce la sintesi del mondo del &#034;fenomeno&#034; (Erscheinung), della &#034;realt&#224; effettuale&#034; (Wirklichkeit), la realt&#224; del nostro vivere quotidiano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La logica oggettiva rappresenta nella struttura dialettica della speculazione hegeliana il grado preparatorio che sar&#224; illuminato dall'avvento del &#034;concetto&#034;, della logica soggettiva, cos&#236; definita perch&#233; l'attivit&#224; del pensare e quindi la formazione del concetto[17] esprimono la sfera essenziale del nostro agire. Il concepire &#232; infatti il momento in cui l'uomo si svincola dalla rappresentazione della necessit&#224; naturalistica dell'essere e dell'essenza e giunge alla libert&#224; del pensiero concettuale.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>NUOVO PENSIERO</title>
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&lt;p&gt;IL MONISMO COME PENSIERO FILOSOFICO UNIVERSALE E L' UNIONE DEL PENSIERO SCIENTIFICO CLASSICO CON QUELLO QUANTISTICO &lt;br class='autobr' /&gt;
Prima riflessione: la realt&#224; &#232; continuamente creata dalle interazioni fra le sue parti, che come si sa non sono separabili : quindi l'universo &#232; olistico e quantistico. Nell'universo olistico e quantistico vige il principio della non-localit&#224;, cio&#232; un universo che non pu&#242; essere descritto dalle propriet&#224; delle sue parti. Cosa invece che troviamo nei sistemi classici dove non (...)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.spip.tobagi.eu/spip.php?rubrique11" rel="directory"&gt;FILOSOFIA&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;IL MONISMO COME PENSIERO FILOSOFICO UNIVERSALE &lt;br class='autobr' /&gt;
E L' UNIONE DEL PENSIERO SCIENTIFICO CLASSICO CON QUELLO QUANTISTICO&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Prima riflessione: la realt&#224; &#232; continuamente creata dalle interazioni fra le sue parti, che come si sa non sono separabili : quindi l'universo &#232; olistico e quantistico. Nell'universo olistico e quantistico vige il principio della non-localit&#224;, cio&#232; un universo che non pu&#242; essere descritto dalle propriet&#224; delle sue parti. Cosa invece che troviamo nei sistemi classici dove non vige la non localit&#224;. Insomma: nella quantistica l'impatto della non localit&#224;, della indeterminazione &#232; ben evidente. Il determinismo e il riduzionismo non esistono pi&#249;. Il reale &#232; un tutt'uno e la sua esistenza &#232; creata dalle interazioni con gli &#034; osservatori&#034;, anch'essi parti indivisibili del reale.&lt;br class='autobr' /&gt;
Seconda riflessione : il pensiero che la realt&#224; esista sempre, sia che la osserviamo o che non la osserviamo ( il realismo) &#232; falso. Insomma il realismo locale di Einstein non &#232; vero. Come dire :niente &#232; un fenomeno o realt&#224; finch&#233; non si osserva. Come dire :il reale viene creato dalla osservazione ed &#232; il partecipante , l'osservatore, che produce questo, cio&#232; l'osservatore diventa osservato? La conclusione allora implica che alla fine la non - localit&#224; nega che il tutto possa essere oggetto di indagine scientifica perch&#233; il tutto non &#232; pi&#249; la somma delle sue parti . Infatti scomponendo il tutto in parti col seguire il riduzionismo creiamo sempre un modello diverso. Ci&#242; significa dunque (e lo dovremo accettare) , che l'universo nella propria totalit&#224; contiene i semi del pensiero e della materia. Se questo &#232; vero allora pensiero e materia sono come l'interno e l'esterno di una sfera, la cui comprensione ( Ontologia) sta nella totalit&#224; sferica interna ed esterna e non solo nelle osservazioni delle due parti. Siamo dunque universo cosciente creato dalla autocoscienza dell'osservatore. Se cos&#236; stanno le cose, alla conoscenza della Fisica si deve aggiungere l'interiorit&#224; di questo universo che chiamiamo Mente (o Pensiero) che include la coscienza e il libero arbitrio. E cos&#236; facendo si completa la conoscenza dell'intero universo con l'unione cosciente del microcosmo col macrocosmo.. Ma anche se prendiamo in esame il comportamento di un fotone, la luce &#232; composta da onde e da particelle, le particelle sono i fotoni . Nel caso del fotone inviato verso i polarizzatori (carta polaroid od altro) esso si trova in sovrapposizione di due stati quantistici che non possono manifestarsi insieme ma se ne manifester&#224; uno solo dopo che &#232; passato dal polarizzatore . Gli stati sovrapposti sono che il fotone passa attraverso il polarizzatore oppure viene respinto o deflesso. Sar&#224; solo in quell'istante del passaggio dal polarizzatore che il fotone sceglie dove andare (se di qua o di l&#224; ). Fino a quel momento si pu&#242; dire che si trova in sovrapposizione di tutte e duel e possibilit&#224; . Su questo un fisico americano A. Wheeler ebbe a dire: &#034; il fotone prende tutte e due le strade, per&#242; ne prende una&#034; . Su questo per&#242; &#232; bene dire che non esiste alcun tipo di regola che determini il comportamento del fotone. Non v'&#232; nessuna spiegazione del perch&#233; il fotone decida di agire in un modo o nell'altro . La possibilit&#224; di passare o di essere assorbito dal polarizzatore &#232; una propriet&#224; del fotone e non &#232; possibile spiegarla. Ci&#242; non accade non per nostra ignoranza , bens&#236; dal ruolo fondamentale che svolge la probabilit&#224; nel funzionamento dell'universo. Su questi aspetti Einstein ebbe a dire al suo collega M. Born che non fosse credibile il fatto che Dio giocasse a dadi con l'universo . Ma in effetti &#232; proprio cos&#236;. Anche la scelta dello stato in cui opera il fotone &#232; dunque dettata dalla coscienza universale a cui a volte piace giocare con la probabilit&#224; e col libero arbitrio? Pu&#242; essere che sia cos&#236;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si ricorda per questo &lt;br class='autobr' /&gt;
1) il dualismo cartesiano ha proposto una visione del reale in cui mente e materia sono separate, &lt;br class='autobr' /&gt;
2) il materialismo identifica la realt&#224; con la materia da cui deriva anche la mente , il pensiero, considerati questi ultimi epifenomeni del cervello : solo la materia determina la realt&#224;,&lt;br class='autobr' /&gt;
3) l'idealismo opposto al materialismo, sostiene sia il pensiero, la mente a comandare sulla materia,&lt;br class='autobr' /&gt;
4) esiste un'altra posizione di pensiero in cui la mente e la materia sono aspetti irriducibili della realt&#224; : sono due facce di una stessa medaglia inseparabili. MONISMO questo che ci conduce a credere ad un universo la cui essenza contiene sia i semi della materia che quelli del pensiero. Universo Autocosciente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
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		<title>LA TECNOSCIENZA E I PROBLEMI</title>
		<link>http://www.spip.tobagi.eu/spip.php?article738</link>
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&lt;p&gt;LA QUANTISTICA HA PORTATO PENSIERO SCIENTIFICO NUOVO PERCHE' VA OLTRE AL DETERMINISMO , AL RIDUZIONISMO E AL MATERIALISMJO DELLA FISICA CLASSICA. &lt;br class='autobr' /&gt;
Attenti oggi si deve cambiare anche nella scuola per imparare soprattutto a conoscere la verit&#224;. Infatti sembra sia la tecnoscienza oggi ad andare a sostituire non solo le vecchie ideologie ma anche ad introdurre nuovo pensiero ed altro . Per&#242; oggi semmai assistiamo alla tecnologia quale interprete del nuovo divenire fuori dalle ideologie, da (...)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.spip.tobagi.eu/spip.php?rubrique11" rel="directory"&gt;FILOSOFIA&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;LA QUANTISTICA HA PORTATO PENSIERO SCIENTIFICO &lt;br class='autobr' /&gt;
NUOVO PERCHE' VA OLTRE AL DETERMINISMO , AL RIDUZIONISMO E AL MATERIALISMJO DELLA FISICA CLASSICA.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Attenti oggi si deve cambiare anche nella scuola per imparare soprattutto a conoscere la verit&#224;. Infatti sembra sia la tecnoscienza oggi ad andare a sostituire non solo le vecchie ideologie ma anche ad introdurre nuovo pensiero ed altro . Per&#242; oggi semmai assistiamo alla tecnologia quale interprete del nuovo divenire fuori dalle ideologie, da cui partiva anche la scienza che era materialista e sperimentale. Infatti la nuova scienza la quantistica, non ha ancora ben chiarito con se stessa il perch&#233; essa funzioni ed &#232; la tecnica che la fa funzionare senza il pensiero per&#242;. Infatti &#232; la nuova Scienza a produrre pensiero oggi ( non la tecnica) e lo produce insieme alla Filosofia. Ieri invece, (in parte ancora oggi) la scienza del pensiero era solo la Filosofia. Ieri ( c'&#232; ancora oggi) la Fisica non poteva essere scienza del pensiero, perch&#233; si muoveva e si muove ancora oggi sulle certezze sperimentali materialiste che non fanno pensiero. Il pensiero della Fisica dunque lo ha fatto per l'intero percorso classico, la filosofia materialista. E con ' la nuova scienza, la quantistica dunque oggi che si produce nuovo pensiero vero, che ci fa guardare avanti Questo perch&#233; la quantistica non &#232; una scienza sperimentale. Infatti non &#232; riproducibile in laboratorio. Il proprio agire lo ritroviamo nel fatto che l'intero e ogni sua parte siano universo: ogni cosa parte intero parte-intero e viceversa , con ogni parte collegata da invisibili fili cos&#236; come diceva gi&#224; Giordano Bruno, oggi &#232; l'entanglement . Dove vige l'indeterminismo e la probabilit&#224; non predicibile di esserci ( come lo &#232; invece in Fisica classica ) Tutto questo allora potrebbe condurre ad un ente , l'autocoscienza universale, che muove intelligenze e libero arbitrio. Intanto per&#242; questa nuova nuova scienza che studia l'indeterminato, il non scomponibile in parti, il discreto e ci&#242; che non si pu&#242; misurare, non pu&#242; chiamarsi Fisica, che come si sa &#232; il suo opposto. Essa per&#242; oggi &#232; e resta scienza. Scienza del Pensiero come lo &#232; da sempre la Filosofia . Come dire : non &#232; la Tecnica oggi ad avvicinarci alla verit&#224;, ma semmai &#232; la Quantistica c che &#232; scienza del pensiero come la Filosofia. Non siamo nell'era della tecnoscienza , che annullerebbe la Filosofia. Siamo invece con la quantistica alla completezza della scienza del pensiero, che ingloba anche la Filosofia. La tecnica comunque non promuove pensiero, ma semmai ne usa le conquiste. Ed &#232; sempre la quantistica che ci invita a cambiare paradigma di pensiero anche sociale oltre che scientifico. Come dire : siamo universo olistico. ( non riducibile in parti) Quantistico. ( retto non dalle certezze deterministiche, ma dall'indeterminismo dell'entanglement estraneo alla meccanica classica ) Cosciente , perch&#233; al collasso della funzione d'onda forse la scelta dove collocarsi della particella potrebbe essere non casuale, ma essa possa scaturire da un atto di coscienza dello stato quantistico in cui avviene. Stato quantistico che si crea , si forma nello spazio vettoriale dei numeri complessi di Hilbert, il quale &#232; una evoluzione dello spazio euclideo.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>IL NATALE DEI FILOSOFI</title>
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&lt;p&gt;UN PO' DI NATALE FRA I FILOSOFI &lt;br class='autobr' /&gt;
Anche Schopenhauer sente il calore del Natale ? &lt;br class='autobr' /&gt;
. &#171;Colui che ha una grande ricchezza in s&#233; stesso &#8211; scrive in Parerga e Paralipomena &#8211; &#232; come una stanza pronta per la festa di Natale, luminosa, calda e gaia in mezzo alla neve e al ghiaccio della notte di dicembre&#187;. Il Natale, che &#232; dunque colto nell'immagine di una stanza che offre riparo in una gelida notte d'inverno, pu&#242; davvero un trovarsi nel pensiero di chi ha sempre creduto Schopenhauer come (...)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.spip.tobagi.eu/spip.php?rubrique11" rel="directory"&gt;FILOSOFIA&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;UN PO' DI NATALE FRA I FILOSOFI&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche Schopenhauer sente il calore del Natale ?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;. &#171;Colui che ha una grande ricchezza in s&#233; stesso &#8211; scrive in Parerga e Paralipomena &#8211; &#232; come una stanza pronta per la festa di Natale, luminosa, calda e gaia in mezzo alla neve e al ghiaccio della notte di dicembre&#187;.&lt;br class='autobr' /&gt;
Il Natale, che &#232; dunque colto nell'immagine di una stanza che offre riparo in una gelida notte d'inverno, pu&#242; davvero un trovarsi nel pensiero di chi ha sempre creduto Schopenhauer come l'incarnazione che detesta le feste e pratica ad oltranza il distanziamento sociale? Con fatica probabilmente si.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La nostalgia di Nietzsche ?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Natale che scalda i cuori e induce a pensieri di riconciliazione con la vita deve averlo conosciuto anche Nietzsche, il filosofo che, dopo aver teorizzato e annunciato la &#8220;morte di Dio&#8221;, avrebbe dovuto fare altrettanto con il Natale . Dal suo voluminoso epistolario si nota invece che era solito ricevere doni natalizi dalla sorella Elisabeth e dalla madre anche quando era difficilmente raggiungibile. In una lettera del 1880 infatti, indirizzata proprio a madre e sorella ricorda come il 25 dicembre &#171;in tutte le case si accende l'albero e si distribuiscono i doni di Natale&#187;. Il filosofo &#232; nostalgico, avverte la lontananza da casa, si misura con le difficolt&#224; del quotidiano (far quadrare i conti, trovare una pensione a buon prezzo, contattare editori sensibili e capaci, prevenire i mal di testa che gli danno l'impressione di poter impazzire da un momento all'altro), e l'atmosfera del Natale, il ricordo delle vigilie dell'Avvento trascorse da bambino in compagnia dei familiari, gli sono di conforto. E a volte pu&#242; capitargli che con l'avida curiosit&#224; di un bambino che scarta i doni che riceve per posta; &#232; cos&#236; eccitato che come lui stesso confessa in una lettera del 1885 &#8211; perde per strada una parte del regalo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;LA MERAVIGLIA CHE FA VIVERE J. P. SARTRE&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ora se da Nietzsche, quale persona che considera il Cristianesimo come la pi&#249; grande menzogna della storia dell'umanit&#224;, sarebbe stato quasi ovvio attendersi considerazioni meno benigne sul Natale, stesso discorso potrebbe valere anche per Jean-Paul Sartre, uno dei pensatori pi&#249; tenacemente atei del secolo scorso, che, trovandosi a riflettere sul Natale durante l'esperienza di detenzione nel lager nazista di Treviri, scrisse parole toccanti sulla maternit&#224; di Maria. Infatti la descrive come la donna che mise al mondo Dio. La sola donna che ha potuto considerare Dio come una creatura di cui prendersi cura: &#171;Ella lo ha portato per nove mesi scrive Sartre in Bariona o il figlio del tuono e gli dar&#224; il seno e il suo latte diventer&#224; il sangue di Dio&#8230; Ella sente insieme che il Cristo &#232; suo figlio, il suo piccolo, e che egli &#232; Dio. Ella lo guarda e pensa: &#8220;Questo Dio &#232; mio figlio. Questa carne divina &#232; la mia carne. Egli &#232; fatto di me, ha i miei occhi e questa forma della sua bocca &#232; la forma della mia. Egli mi assomiglia. &#200; Dio e mi assomiglia!&#8221;&#187;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mentre per Galimberti il Natale mette a nudo il senso di colpa dell'uomo di oggi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; Per Galimberti il Natale fa invece i conti con il senso di colpa dell'uomo contemporaneo che vorrebbe continuare a credere nella &#8220;magia&#8221; di un evento che &#232; stato trasformato in una sagra dell'opulenza. Egli pone una domanda : &#171;che senso ha la festivit&#224; di Natale per un laico, ma che significato essa ancora possiede per un cristiano che vive in una cultura opulenta, e in ogni suo aspetto laicizzata, dell'Occidente &#8220;cristiano&#8221;&#187;?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cosa porti davvero il Natale sta per&#242; nel messaggio che lascia in ognuno di noi. Un messaggio d'amore che si manifesta soprattutto nella volont&#224; di conoscere noi stessi . L'amore &#232; sentimento ed esperienza , ma anche come dice Dante , la&#034; la forza che move il sole e l'altre stelle&#034; e porta alla unione , alla gioia , alla pace. L'amore dunque sta dentro all'intero universo ed &#232; con esso interconnesso. l'amore &#232; la nostra essenza. Tutto ci&#242; ci ricorda il Natale , e ci fa sentire in pace con noi stessi e con gli altri almeno in questo giorno , lo scopriamo anche in queste poche righe : di &lt;br class='autobr' /&gt; Khalil.Gibran&lt;br class='autobr' /&gt;
&#034; il vero amore non &#232; n&#233; fisico n&#233; romantico . Il vero amore si scopre nelle persone pi&#249; felici che non lo sono cos&#236; perch&#233; hanno il meglio di tutto. Esse sono quelle che traggono il meglio da ci&#242; che hanno. la vita non &#232; una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia &#034;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Astianatte&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>LA COSCIENZA</title>
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		<dc:creator>Tobagi Admin</dc:creator>



		<description>
&lt;p&gt;LA COSCIENZA Universo di pensiero. Ad unire le luci della volont&#224; pi&#249; profonda. A dirigere melodie fra i concerti di sapienza. E le note del pensiero pi&#249; pi&#249; bello. a disegnare i futuri della umanit&#224;. ASTIANATTE &lt;br class='autobr' /&gt;
L' Autocoscienza nella storia della Filosofia &lt;br class='autobr' /&gt;
DA SOCRATE AD AGOSTINO &lt;br class='autobr' /&gt;
Mentre l'indagine dei filosofi presocratici era incentrata sulla natura, e riguardava forme di pensiero impersonale (l'intelletto di Anassagora, il numero di Pitagora, l'essere di Parmenide), &#232; con Socrate che (...)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.spip.tobagi.eu/spip.php?rubrique7" rel="directory"&gt;Poesie&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;LA COSCIENZA&lt;br class='autobr' /&gt;
Universo di pensiero. &lt;br class='autobr' /&gt;
Ad unire le luci della volont&#224; pi&#249; profonda. &lt;br class='autobr' /&gt;
A dirigere melodie fra i concerti di sapienza. &lt;br class='autobr' /&gt;
E le note del pensiero pi&#249; pi&#249; bello.&lt;br class='autobr' /&gt;
a disegnare i futuri della umanit&#224;. &lt;br class='autobr' /&gt;
ASTIANATTE&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L' Autocoscienza nella storia della Filosofia&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;DA SOCRATE AD AGOSTINO&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mentre l'indagine dei filosofi presocratici era incentrata sulla natura, e riguardava forme di pensiero impersonale (l'intelletto di Anassagora, il numero di Pitagora, l'essere di Parmenide), &#232; con Socrate che per la prima volta il pensiero si sofferma sull'autocoscienza, ovvero sulla riflessione dell'anima umana su di s&#233;, intesa come io individuale. Socrate era convinto di non sapere, ma proprio per questo egli si accorse di essere il pi&#249; sapiente di tutti. A differenza degli altri, infatti, pur essendo ignorante come loro, Socrate era dotato di autocoscienza, perch&#233; &#034;sapeva&#034; di non sapere, cio&#232; era consapevole di quanto fosse vana e limitata la propria conoscenza della realt&#224;. Per Socrate tutto il sapere &#232; vano se non &#232; ricondotto alla coscienza critica del proprio &#034;io&#034;, che &#232; un &#034;sapere del sapere&#034;. L'autocoscienza &#232; quindi per lui il fondamento e la condizione suprema di ogni sapienza. &#171;Conosci te stesso&#187; sar&#224; il motto delfico che egli fece proprio, a voler dire: solo la conoscenza di s&#233; e dei propri limiti rende l'uomo sapiente, oltre a indicargli la via della virt&#249; e il presupposto morale della felicit&#224;. Per Socrate infatti una vita inconsapevole &#232; indegna di essere vissuta.&lt;br class='autobr' /&gt;
Una tale autocoscienza tuttavia non &#232; insegnabile n&#233; trasmissibile a parole, poich&#233; non &#232; il prodotto di una tecnica: ognuno deve trovarla da s&#233;. Il maestro pu&#242; solo aiutare i discepoli a farla nascere in loro, all'incirca come l'ostetrica aiuta la madre a partorire il bambino: non lo partorisce lei stessa. Questo metodo socratico era noto come maieutica; e l'oggetto a cui mirava era da lui chiamato d&#225;im&#333;n, ovvero il demone interiore, lo spirito guida che alberga in ogni persona.&lt;br class='autobr' /&gt;
Fu Con Socrate dunque che vennero posti in tal modo i capisaldi di tutta la filosofia successiva, basata sul presupposto che la vera conoscenza non deriva dai sensi, ma nasce dall'uso consapevole della ragione.&lt;br class='autobr' /&gt;
Con Platone che come sappiamo fu allievo di Socrate si affront&#242; il problema della autocoscienza anche nella &#034;repubblica &#034;, dove per bocca di Socrate Platone affronta il tema della Autocoscienza. Come sembra per&#242; essa essa non ha un oggetto ben definito se non quello di conoscere se stessi. Per Platone dunque l'autocoscienza &#232; legata ai fondamenti della sapienza che sono gi&#224; presenti nella mente umana perch&#233; eterni, ma si dimenticano all'atto della nascita. Conoscere dunque per Platone significa ricordare. Cio&#232; diventare coscienti di questo sapere interiore che sta a livello inconscio dentro di noi , ed &#232; perci&#242; innato. Quindi gli organi sensitivi secondo il filosofo hanno solo la funzione di risvegliare dentro di noi il ricordo, l'autocoscienza da risvegliare. Essa per&#242; non dipende dagli oggetti della realt&#224; sensibile, ma &#232; qualcosa di assoluto. Nel diventare allora coscienti delle idee ci accorgiamo dei limiti del mondo terreno ed anche della impossibilit&#224; di avere una conoscenza certa sulla base di dati acquisiti solo con l'esperienza , prescindendo cio&#232; dalla libera autocoscienza del pensiero.&lt;br class='autobr' /&gt;
Anche in Aristotele comunque &#232; presente la riflessione sulla autocoscienza . Infatti egli parla del &#034; Pensiero di pensiero &#034; come presupposto della conoscenza, che lui intende come scienza degli universali. Tutto ci&#242; &#232; opera dell'intelletto, mentre i sensi possono solo dare conoscenza limitata. Si tratta di un processo che si evolve. In una prima fase l'intelletto &#232; passivo e recepisce solo gli aspetti contingenti e transitori della realt&#224;, per poi addivenire all'intelletto attivo , che coglie l'essenza della realt&#224; e cos&#236; facendo porta a compimento il processo di consapevolezza portandolo dalla potenza all'atto. Alla fine l'atto puro, che &#232; Dio sar&#224; la pura autocoscienza, cio&#232; &#034; il pensiero di pensiero&#034; , che pensa perennemente se stesso e coglie la realizzazione compiuta di ogni ente in divenire pur restando immobile. Come dire: il fine della Filosofia secondo Aristotele &#232; la capacit&#224; della autocoscienza che differenzia l'uomo dagli animali&lt;br class='autobr' /&gt;
E' comunque nel sistema filosofico dei Neoplatonici II secolo d.C fino al VII d.C. , in particolare con Plotino che il tema della autocoscienza diventa emanazione dall'UNO.&lt;br class='autobr' /&gt;
Egli adopera il termine Nous gi&#224; utilizzato da Anassagora e Aristotele per indicare appunto l'attivit&#224; autocosciente del Pensiero. Con Plotino torna anche la polemica contro le teorie atomiste della conoscenza, essendo l'Autocoscienza per lui il fondamento supremo e immediato del sapere, superiore alla conoscenza di tipo mediato propria della razionalit&#224; discorsiva (e superiore alla conoscenza sensibile): qualcosa cio&#232; di non componibile. Essa &#232; la diretta espressione dell'Uno, il quale traboccando esce fuori da s&#233;, in uno stato di estasi contemplativa, producendo la propria autocoscienza. Il Nous o Intelletto &#232; appunto questa autocoscienza dell'Uno, che si sdoppia cos&#236; in un soggetto contemplante e un oggetto contemplato, i quali formano una realt&#224; sola, perch&#233; il soggetto pensante &#232; identico all'oggetto pensato: si tratta dell'identit&#224; immediata di Essere e Pensiero di cui aveva parlato anche Parmenide, situata al di l&#224; dell'opera mediatrice della ragione, e quindi raggiungibile solo tramite intuizione. Insomma Una volta che il pensiero sar&#224; privato di ogni contenuto, esso stesso si fermer&#224;, poich&#233; non pu&#242; esistere un pensiero senza contenuto, e quindi uscendo da s&#233; si avr&#224; l'estasi, quando la propria individualit&#224; si identifichi con quella di Dio. Vivere una tale esperienza &#232; dato a pochissimi, a causa della situazione paradossale per cui, come dice Plotino, &#171;per superare s&#233; stessi occorre sprofondare in s&#233; stessi&#187;.&lt;br class='autobr' /&gt;
L'autocoscienza poi nel pensiero cristiano divenne quindi un tema di rilievo nell'ambito della riflessione cristiana, essendo vista come la manifestazione pi&#249; diretta e immediata di Dio, che secondo il cristianesimo alberga nell'interiorit&#224; di ogni essere umano. Diventare coscienti di s&#233; significava dunque diventare coscienti della voce divina.&lt;br class='autobr' /&gt;
Anche Agostino, rifacendosi a Plotino, avvert&#236; fortemente il richiamo dell'interiorit&#224;:[ &#171;Gli uomini se ne vanno a contemplare le vette delle montagne, e non pensano a se stessi&#187;. Egli mise in risalto come Dio, in quanto non &#232; oggetto ma Soggetto, sia presente nell'interiorit&#224; del nostro io pi&#249; di noi stessi, e rappresenti per il nostro pensiero la condizione del suo costituirsi e la sua meta naturale. Nel risalire a Lui, occorre per&#242; attraversare la fase del dubbio, che &#232; un momento essenziale e indicativo del disvelarsi della verit&#224;. Nel dubbio si &#232; portati a non credere a niente, e tuttavia non si pu&#242; dubitare del dubbio stesso, ossia del fatto che sto dubitando. La coscienza del mio dubbio &#232; garanzia sicura di verit&#224;, perch&#233; &#232; un sapere innato, che presuppone qualcosa di superiore come sua causa. Il dubbio consapevole permette cos&#236; di riconoscere le false illusioni che sbarravano l'accesso alla verit&#224;, dopodich&#233; l'anima non pu&#242; propriamente possedere Dio, ma piuttosto ne verr&#224; posseduta. Questa autocoscienza, che si produce in un lampo di intuizione, &#232; essenzialmente un dono di Dio.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
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		<title>Massa inerziale e massa gravitazionale</title>
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&lt;p&gt;Portiamo l'esempio dell'ascensore che sale verso il 30&#176; piano di un grattacielo. con due persone dentro. Ad un certo punto l'ascensore si blocca o per un guasto elettrico o per altro . Poi si sblocca e prende e scendere velocemente come si sa con accelerazione di gravit&#224; g = 9.81 m/s2. Anche le due persone dentro l'ascensore cadono con la stessa accelerazione e di conseguenza dentro l'ascensore hanno la sensazione di galleggiare. E' lo stesso fenomeno che si evidenzia nelle astronavi quando (...)&lt;/p&gt;


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		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Portiamo l'esempio dell'ascensore che sale verso il 30&#176; piano di un grattacielo. con due persone dentro. Ad un certo punto l'ascensore si blocca o per un guasto elettrico o per altro . Poi si sblocca e prende e scendere velocemente come si sa con accelerazione di gravit&#224; g = 9.81 m/s2. Anche le due persone dentro l'ascensore cadono con la stessa accelerazione e di conseguenza dentro l'ascensore hanno la sensazione di galleggiare. E' lo stesso fenomeno che si evidenzia nelle astronavi quando escono dalla gravit&#224; terrestre. Per&#242; se la nostra navetta spaziale accende i motori con una forza di accelerazione pari a quella della gravit&#224; &#034;g&#034; tutto ci&#242; che sta dentro la navicella si comporta come se fosse sulla terra attaccato al fondo della navicella. . Questo allora cosa significa se non che la massa gravitazionale &#034;g&#034; che si evidenzia con la attrazione fra due corpi , coincide con quella inerziale &#034;m&#034; di un corpo che subisce una spinta pari alla gravit&#224; g. Quest'ultima &#232; allora la massa inerziale &#034;m &#034; che si distingue da quella gravitazionale &#034;g&#034; , ma hanno la stessa intensit&#224; , sono uguali. Da questo si evince che nella formula F= m.a del secondo principio della dinamica di Newton la massa &#034; m &#034; che compare risulta essere la massa inerziale. Cio&#232; quella che produce una spinta , una forza di accelerazione ad un corpo. Detto questo vediamo come Galileo giunge alle stesse conclusioni con l'esperimento presunto di far cadere due corpi fra loro di diverso peso dalla torre di Pisa, quando fu professore di matematica nell'ateneo cittadino. Lui fa cadere le due palle e arrivano ai piedi della torre nello stesso istante . Perch&#233; avviene questo? Galileo come si sa fece altre valutazioni per giungere e alle stesse conclusioni , ma si si analizza il fenomeno cos&#236; come accade vediamo cosa si pu&#242; dire delle due palle in caduta libera. Intanto si pu&#242; affermare che la palla pi&#249; pesante cade pi&#249; velocemente di quella leggera, perch&#233; la forza di attrazione fra la terra ed essa &#232; maggiore e quindi restando fermi a questa valutazione arriverebbe ai piedi della torre prima la palla pi&#249; pesante. Infatti la palla pi&#249; leggera per la forza di gravit&#224; cade meno velocemente. Ma poi cosa accade insieme a questo alle due palle? Accade che la pi&#249; pesante fa pi&#249; resistenza al movimento di caduta , rispetto a quella pi&#249; leggera che invece facendone meno acquista pi&#249; velocit&#224;. le due differenze alla fine si equivalgono per rendere il movimento di caduta uniforme e giungere i due corpi nello stesso istante ai piedi della torre. E anche con questo si dimostra la distinzione delle due masse una inerziale che si oppone al movimento e l'altra gravitazionale di attrazione di ogni corpo . E nella formula F= m.a del secondo principio della dinamica di Newton, come detto sopra , &#034;m&#034; &#232; la massa inerziale. Quella del corpo che si oppone ad una spinta, essa si si applica come nell'esempio della navetta spaziale in una condizione di assenza di peso e quando essa viene accelerata con una spinta uguale a quella di Gravit&#224; &#034;g . lo stesso corpo nella navetta subisce la medesima attrazione terrestre e non ha nessuna sensazione di differenza dallo stare sulla terra.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
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		<title>FICHTE E LA SUA FILOSOFIA</title>
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&lt;p&gt;Il 19&#176; secolo . La Filosofia : l'Idealismo: Ficthe. Dove potremmo andare nel 3&#176; millennio &lt;br class='autobr' /&gt;
Fichte &#232; stato un filosofo che, sin dalle origini della sua speculazione filosofica, ha avuto a cuore e ha cercato di argomentare la necessit&#224; di far valere, in ogni campo, i principi della ragione e della libert&#224;. Per&#242; &#232; divenuto, con l'opera &#034;Discorsi alla nazione tedesca&#034;, famoso per un travisamento della sua teoria, che per&#242; era facile travisare. Molte frasi, in cui il filosofo sosteneva la (...)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.spip.tobagi.eu/spip.php?rubrique11" rel="directory"&gt;FILOSOFIA&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Il 19&#176; secolo . La Filosofia : l'Idealismo: Ficthe. Dove potremmo andare nel 3&#176; millennio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fichte &#232; stato un filosofo che, sin dalle origini della sua speculazione filosofica, ha avuto a cuore e ha cercato di argomentare la necessit&#224; di far valere, in ogni campo, i principi della ragione e della libert&#224;. Per&#242; &#232; divenuto, con l'opera &#034;Discorsi alla nazione tedesca&#034;, famoso per un travisamento della sua teoria, che per&#242; era facile travisare. Molte frasi, in cui il filosofo sosteneva la &#8220;superiorit&#224;&#8221; culturale e spirituale del popolo tedesco, sono state riprese e hanno costituito l'armamentario teorico dell'ideologia nazionalista e nazista. Hitler, nel suo Mein Kampf, infatti, cita pi&#249; volte Fichte, trasformando la &#8220;missione&#8221; rintracciata dal filosofo in un primato razziale e politico-militare.&lt;br class='autobr' /&gt;
E anche questa &#232; una verit&#224;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Riguardo alla sua visione filosofica, sappiamo come Fichte fosse estimatore di Kant e da lui prendesse le mosse per fare Filoosfia propria. V'&#232; da dire per&#242; che si distacc&#242; da Kant quando a suo modo intese risolvere il problema del noumeno. Di certo anche altri Filosofi vicini a Kant avevano sollevato porplessit&#224; sul noumeno, cio&#232; una realt&#224; in s&#233; inconoscibile da cui,per&#242;, derivava la nostra conoscenza . Fichte critic&#242; l'io kantiano quale semplice ordinatore di una realt&#224; gi&#224; esistente , era per cos&#236; dire un io limitato nel suo agire dal noumeno ,di fatto a lui estraneo.&lt;br class='autobr' /&gt;
Per Fichte invece l'Io &#232; il creatore, un infinito ( io puro) , il soggetto che crea ogni cosa. Questo riconoscere il ruolo assoluto del soggetto, detto anche Spirito, sancisce la nascita di una nuova filosofia , l'Idealismo, che proseguir&#224; poi con Schelling ed Hegel. E' bene chiarire che l'io Fichtiano &#232; quello che crea tutta la realt&#224; e quindi Ficthe descrive l'infinita attivit&#224; creatrice dell'Io, principio di ogni scienza . L'Io per Fichte &#232; una attivit&#224; creatrice universale , infinita ( io puro) non un soggetto specifico come siamo noi. Secondo Fichte contrapposto all'Idealismo c'era soltanto il dogmatismo, il quale partiva dalla realt&#224; materiale esterna per spiegare il Soggetto, limitando cos&#236; l'autonomia del singolo. E' da queste premesse che Fichte fa nascere la dottrina della scienza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'Io di Fichte si sviluppa in tre momenti dialettici:&lt;br class='autobr' /&gt;
Vediamo i tre momenti dell'io di Fichte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;TESI: &#034;l'Io pone se stesso &#034; quindi in primis l'Io afferma se stesso. E' come una attivit&#224; autocreatrice, che ha immediata consapevolezza di se stessa.&lt;br class='autobr' /&gt;
ANTITESI: &#034;l'Io pone il non-io&#034;. ossia per potersi realizzare come attivit&#224; creatrice l'Io ha bisogno di trovare un limite . Oppone dunque a se stesso un non-io ( natura, corpo, mondo) con cui lottare per poter procedere.&lt;br class='autobr' /&gt;
SINTESI: &#034;l'io oppone nell'io, all'io divisibile, un non- io divisibile Cio&#232;, l'io infinito, avendo creato il non-io, si ritrova materialmnte ad esistere come tanti noi, individui, (io divisibile o finito) opposti a molteplici cose ( non -io divisibili) Ed &#232; la situazione del nostro mondo.&lt;br class='autobr' /&gt;
Seguiamo il ragionamento di Fichte, articolato nei tre momenti:&lt;br class='autobr' /&gt;
Essi tendono per lo pi&#249; a spiegare questo:&lt;br class='autobr' /&gt;
1) la natura ( il non-io) non esiste come realt&#224; autonoma , indipendente e preesistente al soggetto , ma c'&#232; come scenario fondamentale dello sviluppo dello Spirito.&lt;br class='autobr' /&gt;
L'Io infinito si concretizza in una serie di io finiti. L'Io puro &#232; per Ficte una tensione continua, uno Streben ( sforzo in tedesco) infinito volto al superamento di tutti gli ostacoli. la vita del singolo uomo &#232; dunque una continua tensione verso 'infinito che non avr&#224; mai fine&lt;br class='autobr' /&gt;
Ma perch&#232; si chiede infine Ficthe , se &#232; l'Io a porre il non - io ( cio&#232; la realt&#224; ) noi percepiamo il mondo come fuori da noi?&lt;br class='autobr' /&gt;
la risposta del filosofo sta nella stessa attivit&#224; creatrice dell'Io, che &#232; inconsapevole. E' soltanto attraverso vari fasi della consoscenza che il soggetto riconosce che tutto ci&#242; che esiste sia in realt&#224; un prodotto di se stesso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cosa suggerisce Astianatte&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; Proviamo a pensare l'Io puro Fichtiano non come soggetto, ma come Spirito gi&#224; presente e contenuto nella vita reale e questa venga da esso plasmata. Sar&#224; la vita reale ad iniziare un nuovo percorso di pensiero, che la condurr&#224; ad una pi&#249; compiuta comprensione di se stessa , 1) per dare senso alla unione dei suoi processi e percorsi dal macro cosmo al micro cosmo, 2)per dare un senso di completezza e di verit&#224; alla propria esistenza, 3)per evitare gli ostacoli ed ogni streben per superarli . &lt;br class='autobr' /&gt;
Forse oggi, con le nuove visioni di pensiero a cui ci conduce la fisica quantistica, dovremmo cominciare a porre il Pensiero sui solchi pi&#249; evoluti della Filosofia, che in qualche modo stanno anche fra le righe del pensiero di Ficthe.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;4Idealismo etico di Fichte&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Sappiamo dalla quantistica che La realt&#224; non...</title>
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		<dc:creator>Tobagi Admin</dc:creator>



		<description>
&lt;p&gt;Sappiamo dalla quantistica che La realt&#224; non &#232; fatta di parti separabili ma di parti intero. Cos&#236; come l'elettrone non esiste come parte separabile del campo ma &#232; uno stato del campo inseparabile da esso. Noi siamo parti intero che comunichiamo per conoscere noi stessi. Per questa ragione &#232; indispensabile il rapporto con gli altri Per questo la cooperazione &#232; la legge dell'universo e non la competizione. Ma oggi prevalgono materialismo ed egoismo e la loro guida &#232; un disastro per le complicazioni (...)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.spip.tobagi.eu/spip.php?rubrique11" rel="directory"&gt;FILOSOFIA&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Sappiamo dalla quantistica che La realt&#224; non &#232; fatta di parti separabili ma di parti intero. Cos&#236; come l'elettrone non esiste come parte separabile del campo ma &#232; uno stato del campo inseparabile da esso. Noi siamo parti intero che comunichiamo per conoscere noi stessi. Per questa ragione &#232; indispensabile il rapporto con gli altri Per questo la cooperazione &#232; la legge dell'universo e non la competizione. Ma oggi prevalgono materialismo ed egoismo e la loro guida &#232; un disastro per le complicazioni che fanno della vita. E' bene ricordare che noi siamo realt&#224; quantistica che fa parte di un tutto e il tutto fa parte di noi , di conseguenza quando noi si prende atto di essere parti intero sappiamo anche che il male o il bene che facciamo agli altri lo facciamo a noi stessi. Questo per&#242; ci obbliga a cambiare pensiero , dal materialismo a quello di sentirci parte dell'universo. Come dire:&lt;br class='autobr' /&gt;
Quando noi sappiamo di essere parti intero, cio&#232; siamo parti di un intero che sta in noi, si deve cambiare modello di pensiero con un cambio di prospettiva, dal materialismo a un senso di appartenenza all'universo. Ed anche: se cos&#236; stanno le cose e siamo realt&#224; quantistica, usciamo anche dalle certezze del determinismo e dalla propria visione probabilista degli accadimenti. Infatti le probabilit&#224; nel determinismo sono prevedibili , mentre nella condizione dell'indeterminismo della quantistica, diventano immaginabili , probabili, soggette ad un continuo cambiamento. Riflettendo su questi due stati si pu&#242; pensare che siamo parti intero e si coglie la continuit&#224; Parmenidea , ma siamo anche dentro all'indeterminismo del cambiamento di stato perenne di non determinabile ma probabile e si coglie il divenire di Eraclito. Infine si pu&#242; concludere che il mondo della quantistica vive con coscienza e libero arbitrio? Se &#232; cos&#236; , allora coscienza e libero arbitrio sono enti gi&#224; presenti prima dell'universo e lo hanno plasmato e definito. Cosa starebbe a significare questo? Che alla morte del corpo , della vita universale, resterebbero i due enti Coscienza e Libero Arbitrio a plasmare e definire un altro universo...&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poesia&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I QUANTI&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Chi Sei?&lt;br class='autobr' /&gt;
Sono un Fotone.&lt;br class='autobr' /&gt;
Un elettrone.&lt;br class='autobr' /&gt;
La luce.&lt;br class='autobr' /&gt;
Cosa fai?&lt;br class='autobr' /&gt;
Mi cullano campi e onde .&lt;br class='autobr' /&gt;
vivo fra il saltellar d'elettroni.&lt;br class='autobr' /&gt;
A fare nuovo pensiero.&lt;br class='autobr' /&gt;
A te cosa importa?&lt;br class='autobr' /&gt;
Ma dove vai?&lt;br class='autobr' /&gt;
Fermati!&lt;br class='autobr' /&gt;
Non ti voglio pi&#249; vedere sei antipatico.&lt;br class='autobr' /&gt;
E' sparito! E ora?&lt;br class='autobr' /&gt;
Eccomi: cosa vuoi adesso?&lt;br class='autobr' /&gt;
Ma io non ti ho cercato!&lt;br class='autobr' /&gt;
Si che lo hai fatto, senn&#242; non c'ero.&lt;br class='autobr' /&gt;
Per&#242; non sei dove stavi prima!&lt;br class='autobr' /&gt;
Lo so, ma &#232; un tuo problema.&lt;br class='autobr' /&gt;
Io sono dove dove &#232; probabile che io sia..&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;ASTIANATTE&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;FRASE CELEBRE&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&#034;La coscienza e il libero arbitrio esistono e sono fenomeni puramente quantistici esistenti in una realt&#224; pi&#249; vasta di quella che gli strumenti e il corpo umano possono rilevare. Questa realt&#224; si pu&#242; solo esplorare unendo profondamente scienza e spiritualit&#224; e ponendo fine al tragico dualismo che oggi le separa.&#034;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;F. FAGGIN&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
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		<title>DEMOCRITO E ARISTOTELE DUE FILOSOFI E DUE PENSIERI</title>
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		<dc:creator>Tobagi Admin</dc:creator>



		<description>
&lt;p&gt;&#200; opinione corrente, non solo presso il vasto pubblico ma anche presso gran parte dei cosiddetti specialisti, che l'affermazione della &#171;Fisica&#187; di Aristotele, non solo nella cultura del mondo antico, ma anche lungo tutto il Medioevo, abbia costituito un fattore oggettivo di ritardo nella nascita della scienza. Ma &#232; un'accusa pertinente? E, soprattutto, &#232; formulata in termini filosoficamente corretti? Vediamo. Si afferma, da quanti sostengono la tesi suddetta, che la vittoria - anzi, il &#034;trionfo&#034; (...)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.spip.tobagi.eu/spip.php?rubrique11" rel="directory"&gt;FILOSOFIA&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&#200; opinione corrente, non solo presso il vasto pubblico ma anche presso gran parte dei cosiddetti specialisti, che l'affermazione della &#171;Fisica&#187; di Aristotele, non solo nella cultura del mondo antico, ma anche lungo tutto il Medioevo, abbia costituito un fattore oggettivo di ritardo nella nascita della scienza.&lt;br class='autobr' /&gt;
Ma &#232; un'accusa pertinente? E, soprattutto, &#232; formulata in termini filosoficamente corretti?&lt;br class='autobr' /&gt;
Vediamo.&lt;br class='autobr' /&gt;
Si afferma, da quanti sostengono la tesi suddetta, che la vittoria - anzi, il &#034;trionfo&#034; - di Aristotele, e pi&#249; ancora, dei suoi pedanti e ottusi seguaci, ha significato la &#034;sconfitta&#034; dell'unico sistema di fisica elaborato dal pensiero greco che avrebbe potuto mettere la scienza nella direzione che, duemila anni dopo, sarebbe stata imboccata da Galilei, da Francesco Bacone, da Cartesio e, poi, da Newton: ossia - sempre a parere di costoro - lungo la linea di sviluppo che avrebbe accompagnato la scienza nella giusta direzione, quella che nel XX secolo &#232; culminata con Einstein e con la scoperta delle particelle subatomiche, rivoluzionando le nostre idee sulla fisica &#171;classica&#187;.&lt;br class='autobr' /&gt;
Potremmo discutere a lungo - ma non sarebbe questa la sede adatta - se davvero la fisica einsteniana e la fisica quantistica indirizzino la scienza lungo la linea indicata da Galilei e dalla cosiddetta rivoluzione scientifica del XVII secolo; o se non suggeriscano, al contrario, non solo una profonda revisione del modello di universo da quest'ultima proposto, ma anche dei suoi inevitabili corollari epistemologici e, in genere, filosofici.&lt;br class='autobr' /&gt;
Quello su cui ci preme riflettere, per adesso, &#232; verificare la plausibilit&#224; dell'accusa mossa ad Aristotele, di aver ritardato non solo il progresso, ma addirittura la nascita della scienza; o se, invece, egli non abbia ritardato piuttosto la nascita e lo sviluppo di un particolare modello di scienza, che, nel panorama delle culture umane, costituisce praticamente un unicum: materialista, ateista, meccanicista, quantitativo.&lt;br class='autobr' /&gt;
Tale, infatti, &#232; - per la maggior parte - la scienza occidentale moderna: non la scienza in quanto tale, ma solo quella occidentale; e non quella professata dall'umanit&#224; per migliaia d'anni, n&#233; quella che si affaccia oggi all'orizzonte del panorama culturale (dato che viviamo gi&#224; nell'era post-moderna, anche in questo campo), ma solo quella &#034;moderna&#034;, ossia quella nata agli inizi del XVII secolo e terminata alle soglie del XX.&lt;br class='autobr' /&gt;
Per fare una simile verifica, torniamo - innanzitutto - a Democrito.&lt;br class='autobr' /&gt;
Democrito di Abdera distingue, innanzitutto, fra conoscenza sensibile e conoscenza razionale: la prima, oscura, che ci d&#224; solo la superficie delle cose; l'altra, genuina, capace di penetrare nella verit&#224; dell'essere.&lt;br class='autobr' /&gt;
Poi, egli afferma che alla base del sistema della natura vi &#232; l'atomo, realt&#224; originaria e irriducibile: e vi giunge deducendo l'atomismo (le cui basi sono nella teoria eleatica), per via teorica, dalla distinzione della realt&#224; in essere e non-essere: l'essere corrisponde al pieno, ossia alla materia; il non essere corrisponde al vuoto, ossia allo spazio.&lt;br class='autobr' /&gt;
Dunque, tutta la realt&#224; &#232; fatta di pieno e di vuoto, di materia e di spazio; la materia, a sua volta, &#232; costituita da un insieme di atomi, ossia di particelle elementari, semplici e non ulteriormente suddivisibili.&lt;br class='autobr' /&gt;
La deduzione razionale dell'atomismo consiste nel fatto che, per Democrito, se si spinge all'infinito l'idea della divisibilit&#224; della materia, bisogna giungere per forza al concetto di una particella elementare indivisibile, altrimenti il fondamento della realt&#224; sarebbe il nulla, il che &#232; manifestamente impossibile.&lt;br class='autobr' /&gt;
Gli atomi, per Democrito, non si distinguono fra loro per le caratteristiche qualitative, dato che sono tutti composti di materia, ma solo per quelle quantitative, come la forma e la grandezza. Dalla loro unione e separazione dipende la generazione e la dissoluzione delle cose.&lt;br class='autobr' /&gt;
Gli atomi sono in continuo movimento, ma il non si tratta di un movimento armonioso, bens&#236; assolutamente caotico: essi volteggiano in tutte le direzioni, si urtano, si allontanano e cos&#236; via, all'infinito: perch&#233; infinito &#232; lo spazio in cui si muovono; e infinito, dunque, &#232; l'universo (concetto che verr&#224; ripreso da Epicuro e dal latino Lucrezio).&lt;br class='autobr' /&gt;
Eterno il movimento, eterna la sostanza di cui sono fatti gli atomi: ne consegue che la concezione della realt&#224; di Democrito &#232; materialistica (nulla esiste fuori della materia se non lo spazio vuoto, che &#232; non-essere); ateistica (salvo un omaggio formale, non si sa quanto sincero, all'esistenza degli dei: ma l'universo esiste senza alcun bisogno di loro o del loro intervento); meccanicistica (le cose sono originate da cause efficienti perfettamente naturali e prive di scopo) e quantitativa (gli atomi si distinguono solo per caratteristiche di quantit&#224;).&lt;br class='autobr' /&gt;
&#200; anche una concezione razionalistica e causalistica, perch&#233; presuppone che ogni cosa abbia un sistema ben preciso di cause che la produce; ma attenzione: poich&#233; gli atomi si muovono a caso e poich&#233; nessuna Intelligenza e nessuna Provvidenza presiedono al sistema della natura, con altrettanta verit&#224; si pu&#242; dire che la filosofia di Democrito sia casualistica: per dirla con Dante (nel IV Canto dell'&#171;Inferno&#187;): &#171;Democrito, che il mondo a caso pone&#187;.&lt;br class='autobr' /&gt;
Pertanto, paradossalmente, si pu&#242; dire che, per il filosofo di Abdera, tutto ci&#242; che esiste &#232;, al tempo stesso, frutto del caso e frutto, anche, di una rigorosa e ben precisa necessit&#224;.&lt;br class='autobr' /&gt;
Bene.&lt;br class='autobr' /&gt;
Ora, si dice e si ripete che Democrito &#232; importantissimo per la storia della scienza perch&#233; la sua teoria atomistica sarebbe stata ripresa, moltissimi secoli dopo, dalla scienza moderna, comprese le sue implicazioni relative al caso e alla necessit&#224; (si veda il celebre libro di Jacques Monod, &#171;Il caso e la necessit&#224;. Saggio sulla filosofia naturale della biologia moderna&#187;).&lt;br class='autobr' /&gt;
In particolare, si rivendica a Democrito il &#171;merito&#187; di aver svincolato il pensiero scientifico dal finalismo, sostituendo alla domanda: &#171;A che scopo avvengono i fenomeni?&#187;, l'altra: &#171;Per quale causa avvengono i fenomeni?&#187;.&lt;br class='autobr' /&gt;
Ma poi sarebbe arrivato il nefasto influsso di Aristotele, che avrebbe seppellito per due millenni le promettenti intuizioni di Democrito, e avrebbe messo le pastoie alla nascita della scienza moderna. Questa, almeno, &#232; l'idea corrente e oggi dominante, messa in giro dalla Vulgata scientifica e anche filosofica.&lt;br class='autobr' /&gt;
Gi&#224;, perch&#233; si &#232; pensato bene di dar ragione a Democrito e torto ad Aristotele proprio a partire dal momento in cui la filosofia ha rinunciato a svolgere il suo tradizionale ruolo di guida nel panorama del pensiero umano e ha &#171;scoperto&#187; di essere un sapere di seconda scelta, avendo a che fare con concetti e ragionamenti e non con le cose stesse, come invece la scienza. A partire da quel momento, ossia a partire dal XVII secolo, la filosofia si &#232; adattata a sopravvivere, cercando di imitare i metodi e le finalit&#224; della sua giovane ma strapotente cugina, la scienza; anzi: quel particolare tipo di scienza materialistica, ateistica, meccanicistica e quantitativa, gi&#224; preconizzata da Democrito e insediatasi sul trono del sapere, acclamata e riverita, in virt&#249; degli straordinari successi che le sue applicazioni pratiche hanno consentito all'uomo moderno.&lt;br class='autobr' /&gt;
Ecco dunque una prima, singolare coincidenza: la filosofia d&#224; &#171;ragione&#187; alla concezione scientifica di Democrito e d&#224; torto a quella di Aristotele a partire dal momento in cui, entrata in uno stato di profonda crisi e di profondo dubbio circa se stessa, si persuade che l'unica maniera, per essa, di sopravvivere, &#232; quello di fare propria la prospettiva di un'altra forma di sapere, quella della scienza materialista e meccanicista, rinunciando alla propria specificit&#224; e al proprio tradizionale ruolo di garante e suprema coordinatrice delle singole forme di sapere.&lt;br class='autobr' /&gt;
E la seconda coincidenza &#232; questa: che il trionfo della concezione filosofica di Democrito, bench&#233; giunto a 2.000 anni di distanza dalle formulazioni del maestro, avviene proprio mentre il pensiero moderno giunge a far sue, per altre vie, le idee di Democrito sull'anima e sulla conoscenza. Cio&#232;, solo quando si afferma definitivamente l'idea che l'anima sia di natura materiale (e, dunque, peritura e transeunte) e che la conoscenza debba distinguere fra le qualit&#224; proprie degli oggetti e quelle ad essi attribuite dal soggetto (idea che sar&#224; ripresa da Galilei e poi da Locke, con la celebre distinzione fra qualit&#224; &#034;primarie&#034; e &#034;secondarie&#034;) il pensiero moderno &#232; pronto ad accogliere anche la visione materialistica, ateistica, ecc. della natura (ma gi&#224; Berkeley mostrer&#224; che le qualit&#224; sono tutte secondarie: tutte, cio&#232;, dipendenti dal soggetto conoscente).&lt;br class='autobr' /&gt;
In altre parole: il pensiero d&#224; ragione alla concezione di Democrito circa un universo antifinalistico e antiprovvidenzialistico solo quando elabora e adotta definitivamente l'idea di un soggetto che concepisce s&#233; stesso solo in termini quantitativi. Era dunque necessario un occhio fatto di pura materia e originato dall'incontro casuale di atomi per vedere nel mondo null'altro che un caotico movimento di atomi materiali, e nulla pi&#249;.&lt;br class='autobr' /&gt;
Certo, Democrito, con la dottrina delle qualit&#224; oggettive (quelle che poi sarebbero state chiamate &#034;primarie&#034;) intendeva salvare, contro il soggettivismo sofistico, l'esistenza di una dimensione oggettiva e del mondo, e della conoscenza; ma, di fatto, egli ha aperto la porta a quella preponderanza del soggetto rispetto all'oggetto, che, passando per Kant, sarebbe culminata nella follia solipsistica di Hegel.&lt;br class='autobr' /&gt;
&#200; evidente, infatti, che se si postula la ragione del soggetto come unica forma di conoscenza della realt&#224;, e poi si postula che essa, come ogni altra cosa, non &#232; che il frutto di uno scontro casuale di atomi (e sia pure sottoposti a una indefettibile finalit&#224;), null'altro si pu&#242; pensare della realt&#224; in quanto tale, se non che essa &#232; un meccanismo cieco ed inesorabile, che a caso procede e incessantemente crea e distrugge ogni cosa, senza uno scopo e senza una ragione.&lt;br class='autobr' /&gt;
Si tratta, a dispetto delle sue conclamate istanze razionalistiche, di una filosofia circolare e sostanzialmente autoreferenziale: si dice che tutto &#232; materia che si muove secondo proprie leggi; si proclama che la ragione &#232; in grado di individuarne la natura e il funzionamento; ma si proclama anche che la ragione che pensa e l'occhio che vede altro non sono che frammenti di tale realt&#224; esclusivamente materiale ed esclusivamente meccanica: dunque, si finisce per trovare proprio quel che si era posto fin da principio, n&#233; si sarebbe mai potuta trovare qualche cosa di diverso, date le premesse.&lt;br class='autobr' /&gt;
E ora passiamo ad Aristotele.&lt;br class='autobr' /&gt;
Dunque, per i moderni paladini di Democrito, lo Stagirita aveva torto perch&#233; indugiava in domande sostanzialmente prive di senso, come quella circa il fine o scopo verso cui si muovono gli oggetti; mentre avrebbe dovuto domandarsi, piuttosto, in base a quali leggi essi si muovono.&lt;br class='autobr' /&gt;
Senonch&#233;, essi qui commettono una confusione - pi&#249; o meno deliberata - fra il metodo della filosofia e quello della scienza quantitativa: non si accorgono che la filosofia ha tutto il diritto di domandare &#171;perch&#233;&#187; avvengono i fenomeni: &#232; la sua natura, la sua ragion d'essere. Quanto alla scienza, se essa ha smesso di porsi tale domanda, &#232; perch&#233; si &#232; ridotto ad essere una scienza puramente descrittiva e, in seconda istanza, operativa, prolungandosi nella tecnologia: ma questa &#232;, appunto, una opzione storicamente determinata di un certo paradigma scientifico, quello affermatosi con Galilei al principio del XVII secolo e oggi, in base a pi&#249; segni, in procinto di tramontare.&lt;br class='autobr' /&gt;
Qual era dunque l'idea di scienza propria di Aristotele?&lt;br class='autobr' /&gt;
Per Aristotele, l'oggetto della fisica - che viene subito dopo la metafisica nel rango delle scienze teoretiche - &#232; l'essere in movimento (suddiviso a sua volta in movimento sostanziale, qualitativo, quantitativo, locale).&lt;br class='autobr' /&gt;
Egli ritiene che i quattro elementi fondamentali dell'universo (terra, acqua, aria e fuoco) , in base al loro peso, siano attratti verso altrettanti luoghi maturali. Da ci&#242; si origina una strutta dell'universo caratterizzata dalla perfezione e dalla finitezza (i suoi limiti sono segnati dal cielo delle stelle fisse). Lo spazio, poi, non pu&#242; essere realmente vuoto, perch&#233; esso &#232; sempre il luogo naturale di qualcosa, ossia di uno dei quattro elementi fondamentali.&lt;br class='autobr' /&gt;
Contro gli atomisti, che avevano affermato l'impossibilit&#224; del movimento in uno spazio &#171;pieno&#187;, Aristotele sostiene, al contrario, che il movimento nel vuoto sia impossibile. Quanto al tempo, esso non &#232; il mutamento delle cose, bens&#236; la misura del loro divenire; e, poich&#233; il concetto di misura implica quello di una mente capace di misurare, perviene alla conclusione che soltanto l'esistenza dell'anima consente di parlare di uno scorrere del tempo.&lt;br class='autobr' /&gt;
Il mondo, dunque, per Aristotele, &#232; perfetto, finito ed eterno: dunque non ha cominciato ad esistere, come aveva sostenuto Platone nel &#171;Timeo&#187;; e non finir&#224; mai.&lt;br class='autobr' /&gt;
Scrivono Nicola Abbagnano e Giovanni Fornero (in &#171;Protagonisti e testi della Filosofia&#187; (Milano, Paravia, vol. A, tomo 1, p.296):&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&#171;L'importanza storico-culturale della &#034;Fisica&#034; aristotelica &#232; notevole. Da essa emerge infatti una immagine globale del mondo che influenzer&#224; per secoli la scienza occidentale. La vittoria di Aristotele e il trionfo della sua 'mentalit&#224;' hanno tuttavia come storico prezzo: 1) la sconfitta di Democrito, cio&#232; del maggior sistema scientifico greco; 2) il ritardo della nascita della scienza.&lt;br class='autobr' /&gt;
La contrapposizione fra Democrito e Aristotele o meglio fra Democrito e la linea platonico-aristotelica, &#232; netta e riguarda taluni punti essenziali della fisica. Per esempio, Democrito crede nel movimento degli atomi nel vuoto, arrivando ad intuire il basilare principio d'inerzia. Aristotele porta contro quest'ultimo una serie di argomenti da cui dovr&#224; dissociarsi a fatica la dinamica scientifica moderna. Democrito crede che il movimento sia una propriet&#224; strutturale della materia, Aristotele lo fa dipendere da qualche cosa che esiste fuori della materia Democrito, sulla scia dei naturalisti precedenti, da Talete ad Anassagora, ritiene che cielo e terra siano costituiti dalla stessa materia, proponendo quindi l'idea di un cosmo unitario ed omogeneo; Aristotele, rifacendosi ai pitagorici e a Platone, nonch&#233; alla mentalit&#224; comune, torna alla bipartizione gerarchica fra mondo celeste e mondo sublunare, immaginandoli costituiti di sostanze diverse, infrangendo cos&#236; quell'unit&#224; dell'universo che in seguito la fisica moderna dovr&#224; di nuovo ricostruire.&lt;br class='autobr' /&gt;
Democrito crede in un universo &#034;aperto&#034;, costituito da una molteplicit&#224; di mondi, Aristotele crede ad un universo &#034;chiuso&#034;, limitato ad un solo mondo. Democrito cerca di ridurre le differenze qualitative dei fenomeni a differenze quantitative, ponendo le basi di una matematizzazione della fisica. Aristotele mete da parte questo tentativo, arenandosi in una fisica qualitativa che elimina il fondamento teorico di un'applicazione della matematica alla fisica (e su questo punto Aristotele compie un grave passo indietro anche rispetto a Platone). Tutte queste differenze si originano o confluiscono poi in quella che &#232; la maggior diversit&#224; metodologico-filosofica dei due autori. Democrito si propone di spiegare il mondo mediante le sole cause naturali e meccaniche, Aristotele fa del ricorso ala cause finali una delle caratteristiche chiave della sua indagine fisica, poggiante sul principio che &#034;la natura non fa niente senza scopo&#034; e &#034;tende sempre all'ottimo&#034;.&lt;br class='autobr' /&gt;
Come si pu&#242; notare da questi esempi, alcuni dei grandi motivi che distanziano Aristotele da Democrito sono gli stessi che separano Aristotele dalla scienza moderna, che infatti, riprendendo e sviluppando molte intuizioni democritee, dovr&#224; ingaggiare contro Aristotele, o meglio contro i suoi dogmatici seguaci, una lotta secolare.&#187;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se non altro, da questo brano di prosa appare evidente che al vecchio &#034;ipse dixit&#034; aristotelico si &#232; sostituito ora, nel moderno paradigma scientifico, l'&#034;ipse dixit&#034; della scienza medesima. Ed &#232; significativo che a far ci&#242; siano, in primo luogo, i filosofi e gli storici della filosofia.&lt;br class='autobr' /&gt;
Strano che essi non si siano accorti che, per quanto le idee di Aristotele potessero essere meno esatte di quelle di Democrito rispetto a singole acquisizioni cui &#232; pervenuta la scienza moderna (le quali, peraltro, sono in continua e rapidissima evoluzione, per cui bisognerebbe forse aspettare a intonare il canto di vittoria per l'atomismo e il meccanicismo democriteo), quello che conta per la storia del pensiero &#232; la visione d'insieme di Aristotele.&lt;br class='autobr' /&gt;
Pertanto, &#232; a dir poco improprio sostenere che, siccome nel mondo fisico si sono verificate aporie e contraddizioni relativamente al sistema di Aristotele, da ci&#242; consegue che si possa intendere il modello fisico di Aristotele astraendo dal suo modello metafisico; poich&#233; la sua visione dell'universo &#232; molto pi&#249; unitaria e omogenea di quanto forse non credano gli Autori sopra citati.&lt;br class='autobr' /&gt;
Nessuna difficolt&#224;, dunque, a riconoscere che la teoria dell'impossibilit&#224; del movimento nello spazio vuoto contraddice il primo principio della meccanica moderna, quello d'inerzia; tuttavia &#232; pi&#249; importante, a nostro avviso, il fatto che la concezione aristotelica dell'universo in quanto tale, e non di single parti di esso, sia finalistica.&lt;br class='autobr' /&gt;
D'altra parte, non tutta la concezione scientifica di Aristotele &#232; da considerarsi obsoleta e velleitaria: ad esempio, particolarmente notevole &#232; la sua intuizione secondo la quale tutte le cose sono nello spazio, ma non l'universo, perch&#233; l'universo non &#232; contenuto da alcunch&#233;, ma &#232; esso ci&#242; che contiene ogni altra cosa. Perfino Abbagnano e Fornero devono riconoscere che questa dottrina presenta forti analogie con il modello di universo proposto dalla fisica einsteniana.&lt;br class='autobr' /&gt;
Dal punto di vista della filosofia, comunque, non &#232; affatto stupido porsi la domanda: per quale scopo o funzione esistono l'uomo, la vita, il mondo. Il paradigma scientista oggi dominante vorrebbe farci credere che si tratti di domande prive di senso o, comunque, di domande alle quali &#232; impossibile rispondere: ma ci&#242; &#232; vero solo se si assolutizza il generale quadro di riferimento della scienza materialista e ateista.&lt;br class='autobr' /&gt;
Ma se, invece, si accetta come ipotesi di lavoro una scienza che non chiuda la porta su ci&#242; che non &#232; puramente ed esclusivamente materiale e che, pertanto, ponga a se stessa (a se stessa, non alla realt&#224;) dei limiti ben precisi, e quindi riconosca anche la perfetta liceit&#224; di una indagine sul mondo che adotti anche altri punti di vista, non solo quantitativi e non solo razionalisti, a cominciare da una filosofia che non sia la brutta copia della scienza materialista, descrittiva e quantitativa: ecco, allora, che l'intera impostazione speculativa di Aristotele torner&#224; ad apparirci tutt'altro che antiscientifica, bens&#236; consapevole che esistono altre realt&#224; e altre forme di conoscenza, al di sopra di quelle di un Logos puramente strumentale e calcolante.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>DIO QUESTO SCONOSCIUTO</title>
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 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Pillole di Filosofia : &lt;br class='autobr' /&gt; Dio questo sconosciuto?&lt;br class='autobr' /&gt;
E' bene chiarire due aspetti prima di dare inizio ad una riflessione su Dio. Il primo aspetto &#232; che nessuna equazione , matematizzazione di ogni cosa, altro, hanno dimostrato l'esistenza o la non esistenza di Dio . Il secondo aspetto lo troviamo nella sostanziale abissale lontananza fra ci&#242; che si pensa nel trascendentale e ci&#242; che si pensa nell'immanente. Trascendente e immanente sono separati e il pensiero filosofico niente pu&#242; perch&#233; si possano unire. Per credere in Dio serve la Fede , che proviene da una riflessione spirituale dell'essere . Di certo &#232; molto pi&#249; semplice Credere in Dio, che non ricercare ogni forma scientifica e non, che lo neghi. Per credere in Dio &#232; sufficiente la Fede . Per dimostrare che non esista invece sono passati secoli di pensiero che si sforza di fare questo. Ogni volta con nuove formule e riflessioni. Le quali per&#242; non hanno portato a nulla di certo. Insomma se il dire: Dio c'&#233; e c'ho le prove, &#232; una falsa affermazione , lo &#232; anche quella che afferma il contrario, che Dio non esiste lo dimostro.. Detto questo , se si vuole parlare dell'immanente, che ha avuto certamente un inizio, del quale la scienza ad oggi non conosce poi cos&#236; tanto , come ogni volta che scopre qualcosa di nuovo, lascia pensare. Perch&#233; siamo ancora lontanissimi da quell'inizio che ancora oggi sta in evoluzione. Cosa possiamo dire allora se non che con la partenza di tutto forse eravamo ad un solo &#034;Punto dello spazio tempo &#034; ancora da venire pure questo, da cui questo universo &#232; partito. Pu&#242; nascere dal Caos, causato da una esplosione e l'ordinamento successivo altrettanto caos e lo avremmo avuto fino ad oggi, col proseguire fino a chi sa quando? E' probabile che sia cos&#236;. E allora insieme spazio tempo , energia, materia primordiale, hanno avuto una evoluzione progressiva ed illimitata , come un pallone che si gonfia senza limiti? Questo inizio ha avuto un Creatore? In molti giurano di si . tanti altri invece non ci credono e lasciano al caso la nascita di questo universo che niente pu&#242; dire essere unico, e che non ve ne siano tantissimi altri al di la del nostro Spazio Tempo. Questo inizio ha avuto la crescita di pensiero che si &#232; evoluto nelle chiese , le quali oltre a dare chiarimenti per la fede, sul resto hanno fatto tanta confusione e creato incertezze , pi&#249; che convinzioni. Meglio allora essere credenti solo sul fatto che all'inizio c'&#232; stato un input dato da una condizione di infinita grandezza e superiorit&#224; spirituale, dando ad essa le condizioni di un progressivo avanazamento perch&#233; si creassero tutte le parti di questo universo e con esso nascessero le intelligenze per poterlo comprendere ? Se cos&#236; stanno le cose , allora &#232; facile credere che il male e il bene non sono stati prodotti dalla volont&#224; di questo INPUT, bens&#236; dalle scelte delle energie intelligenti , libere di operare e di decidere. Insomma un Creatore che ha impersonato la prima Democrazia , lasciando libere le intelligenze di decidere sul da farsi per il proseguo? Pu&#242; essere che le cose siano andate cos&#236; e che poi sia stata la Storia, a dare un nome alle cose giuste e non giuste , classificandole nel bene e nel male. Insomma Il Dio Creatore col bene e il male nulla c'entra, ma sono gli esseri intelligenti ad averli creati ? Pu&#242; essere , anche perch&#233; sarebbe assai poco credibile che il Creatore si sia preoccupato di creare col punto di partenza il bene e il male . E' pi&#249; credibile siano nati con le intelligenze , che Dio ha lasciato libere di fare le proprie scelte, cos&#236; come la materia non ha avuto una organizzazione pensata alla partenza. Non si pu&#242; dire nulla per&#242; riguardo alle pene o ai premi per chi fa il male o il bene. Sono questi aspetti che le chiese hanno sviluppato., forse anche incautamente. Tutto l'intero universo e comunque la conoscenza ci informa che &#232; formato da Energie che si materializzano e su questo stato di cose immanente opera da sempre la conoscenza scientifica. La Filosofia? si occupa e fa questo muovendosi sul pensiero umano, le intelligenze, per comprendere cosa ci fosse prima che tutto avesse inizio. La storia di punti di partenza ne ha conosciuti assai , ma il niente primordiale, non lo abbiamo raggiunto E figuriamoci se possiamo conoscere un attimo prima che esso fosse. Le intelligenze , il Pensiero, opereranno illimitatamente nell'immanente ? Fino ad oggi questo &#232; stato. Anche se di tentativi di andare oltre ne abbiamo contati assai. Si le intelligenze non potranno che fare questo. Per&#242; potremmmo anche pensare di essere spirito, lo stesso spirito che fa vivere l'intero universo. uno spirito universale dunque che sta nella materia , che la fa vivere e fa vivere il nostro corpo. Materia universale e corpo destinati a morire per&#242; e ci&#242; che rester&#224; sar&#224; lo spirito universale. Questo forse risponde al quesito della vita eterna o almeno di cosa resta dopo la morte del corpo. Poi si vedr&#224;. Per&#242; con ci&#242; usciamo dai grandi interrogativi che l'umanit&#224; s'&#232; posta fa sempre sulla eternit&#224; e cominciamo a segnare nuovi traguardi anche per la scienza , che oggi &#232; ferma alla quantistica. Andremo naturalmente fuori dalle certezze del determinismo e del materialismo e accetteremo le nuove fasi del pensiero scientifico futuro che fuggir&#224; sempre pi&#249; e con sempre maggiore voglia di procedere senza incertezze , verso la verit&#224;. Che poi ci sia un UNO a dirigere tutto questo e che ha voluto tutto questo ci si pu&#242; credere o non credere : intanto si prenda atto che siamo spirito contenuto in un corpo che morir&#224; e gi&#224; questo &#232; un buon passo avanti. Poi per dirla con Pascal : credere o non credere in Dio &#232; una convinzione soggettiva, ( anche oggi resta questa) per&#242;, proseguiva Pascal, forse &#232; meno faticoso crederci. Visto che alla fine dovremo comunque giungere al primo atto che ha creato lo spirito della vita universale proseguo io.. &lt;br class='autobr' /&gt;
Astianatte&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Frase celebre&lt;br class='autobr' /&gt; &#034;i criteri che usiamo e le regole che raccomandiamo hanno un solo senso solo se il mondo ha una certa struttura, mentre in ambiti dotati di una struttura diversa rimangono inapplicabili o funzionano a vuoto&#034; (Feyerabend )&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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